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Storia delle Confraternite

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Quando nel I secolo il cristianesimo arrivò alle porte di Roma, Cerveteri conservava ancora uno smalto brillante della sua antica opulenza anche se non più il fulgente splendore che l’aveva resa famosa, amata e temuta in tutto il mediterraneo. Coi suoi 3 porti, ma principalmente quello di Pirgy, l’odierna S.Severa, rappresentava ancora un centro commerciale vivo e fiorente, brulicante di persone e di merci, un punto d’incontro di numerose diversità, facilmente tollerate dalle autorità, inclini più a mantenere in piedi ottimi rapporti con tutti,piuttosto che attuare imposizioni e repressioni che sarebbero andate a totale discapito del commercio.

Dunque, quale migliore ambiente e condizione per l’evangelizzazione? Raramente più fattori potevano combinarsi in un unico luogo: vicinanza ad un centro importantissimo come Roma, una moltitudine di persone, tolleranza al credo religioso. Crediamo che tutti questi elementi non sfuggirono all’acuta, perspicace, illuminata mente di San Paolo che, quasi certamente, venendo a predicare in questi lidi fece numerosi proseliti e gettò i primi semi in questa terra futura madre di cristianità.

Le scarse fonti storiche ci costringono a salti di tempo piuttosto lunghi, proiettandoci nel III secolo quando a Cerveteri vengono martirizzati i Santi: Massimo, Seconda ed altri fratelli in fede.

Poiché la tradizione cristiana evoca S.Rocco contro la peste, è facile capire le ragioni che spinsero i credenti di Cerveteri a dedicargli la prima confraternita. Dai dati in nostro possesso è difficile ipotizzarne l’anno di costituzione: era già esistente nel 1029 o invece fu costituita solo dopo la terribile peste nera del 1348? L’unica certezza la ricaviamo dalle notizie sull’ospedale  e sulla chiesa a cui la confraternita lega indissolubilmente il proprio destino ed il proprio cammino. Da più fonti storiche sappiamo che la chiesa di S.Rocco fu eretta a spese della confraternita a lui dedicata e usata per seppellirvi i più poveri ed i pellegrini; che adiacente ad essa vi era un’ospedale per l’assistenza dei malati contagiosi e affidati alle cure dei frati Agostiniani che avevano sostituito i Benedettini operanti in Cerveteri già dal IX secolo.

Ora è chiaro che, se la chiesa fu edificata con i fondi dei confratelli è segno che la confraternita al momento della costruzione era già esistente, ma da quanto tempo? Le notizie storiche circa la sua edificazione sono contrastanti. Dall’opera del Rossi si legge che ha funzionato meglio ai primi del 1600, mentre Marini dice che nel 1533 era da tempo istituito un’ospedale e si riferisce con sicurezza a quello adiacente la chiesa di S.Rocco. Lo stesso Marini dice che nel 1561 esistevano a Cerveteri 6 chiese, quella parrocchiale, S.Rocco, S.Martino, S.Angelo, S.Antonio e Madonna dei canneti. In altra fonte leggiamo essere stata costruita dopo il 1633 in onore dei Santi Rocco e Sebastiano che in quell’anno avrebbero salvato la popolazione di Cerveteri dalla peste.

Nel 1660 viene citata per la prima volta come di S.Rocco e di S.Sebastiano e già nell’anno seguente è definita fatiscente. E’ chiaro che la chiesa di S.Rocco segue di pari passo le vicende dell’ospedale e viceversa per cui possiamo affermare con una certa sicureza che ambedue fossero costruiti prima del 1553. La chiesa, anche dopo il 1661, continua ad essere usata come luogo di sepoltura comune, mentre l’ospedale viene spostato alla Madonna dei canneti. Nel 1687 è invasa dalle ossa dei defunti ed è così malmessa che serve da ricovero per i pastori. Nel 1691 viene in parte restaurata, così come il campanile necessario a richiamare i fedeli ai funerali. Un restauro efficiente avviene intorno al 1753 così da consentire la temporanea riapertura dell’ospedale, poi definitivamente allocato presso il convento degli Agostiniani adiacente la chiesa di S.Michele Arcangelo, mentre la chiesa continuerà ad ospitare le salme fino al 1863.

 

Nel 1869 verrà inaugurato il cimitero e la chiesa, perduta quella che da tempo risulta l’unica funzione e lasciata al totale abbandono, andrà sempre più degradando. La confraternita di S.Rocco, quindi, accogliendo l’esortazione del concilio di Trento ( 1545-1563), pur mantenendo le antiche mansioni, abbandonato il primitivo nome, diventa del SS. Sacramento e del Rosario e con molta probabilità, lascia anche la chiesa di S.Rocco alle sole cure dei frati Agostiniani che, come abbiamo già detto, da tempo collaborano nella struttura del piccolo ospedale.

Possiamo dire per deduzione, che la confraternita di S.Rocco cessò di essere tale, anche se solo di nome, in un arco di tempo di 72 anni e cioè: dalla fine del Concilio di Trento, 1563, al 1635 anno in cui per la prima volta, appare documentato il nome della confraternita del SS.Sacramento.

 

Abbandonata per sempre la chiesa di S.Rocco, la nuova sede diventa la chiesa di S.Antonio Abate il cui titolo viene associato alla neo-confraternita che diviene definitivamente del SS.Sacramento, del Rosario e S. Antonio Abate. Il totale adeguamento alle direttive conciliari, però, avverrà solo il giorno 8 maggio 1636, è infatti in questa data che la confraternita di Cerveteri verrà associata all’Arciconfraternita del SS. Sacramento nel tempio della Beata Vergine sopra Minerva e da quel giorno ne godrà anche tutti i benefici.

 

E’ certo che la confraternita godesse di molti privilegi e non solo di natura religiosa se nella seconda metà del 1700, nell’inventario dei beni stabili se ne contano 27 intestati alla Veneranda Compagnia del SS. Sacramento e 9 alla Veneranda Compagnia del SS. Rosario. I beni erano composti da Censi, da terreni e abitazioni regolarmente affittate. Da tenere in dovuta considerazione è la possibilità dei confratelli di poter usufruire per primi dell’uso in affitto di vari terreni.

Gli introiti della confraternita erano costituiti dai lasciti ma principalmente dagli affitti dei terreni e delle case, dalle questue effettuate in tutte le feste dell’anno, dagli interessi  sulle somme prestate, da rette o interessi provenienti da Censi nonché dal ricavato della vendita dei prodotti provenienti da quelle terre date in mezzadria o forme consimili, oppure rimaste sfitte. Da una sommaria verifica dei libri contabili risulta che la confraternita poteva disporre nell’arco dell’anno di una somma considerevole a utilizzarsi a fine di culto ed altre funzioni prettamente religiose, ivi incluse le opere di carità a sfondo sociale.

Tra le spese la più consistente risulta sempre, per ovvie ragioni, quella per l’acquisto della cera che si cercava di risparmiare il più possibile. Riportiamo un aneddoto che ha forgiato un modo di dire popolare: bisogna sapere che in tutti i trasporti funebri, la cera veniva fornita dalla confraternita e tutti i morti, anche i più poveri, venivano accompagnati in chiesa con i ceri accesi. La cera avanzata restava alla chiesa eccetto che il morto fosse un confratello, nel qual caso la cera avanzata tornava alla confraternita. Accadeva quindi che, vuoi perché una volta si sbrigava il prete, vuoi perché una volta correvano i confratelli, i funerali si svolgevano sempre piuttosto celermente. Quando per qualche ragione il mesto corteo era costretto a fermarsi, c’era sempre qualcuno che dava segni di impazienza. Ecco perché ancora oggi, quando una situazione trova una fase di stallo, si usa dire “ La cera si consume e il morto non cammina”.

E’ chiaro che la confraternita di Cerveteri seguì, sin dagli inizi, l’andamento dell’Arciconfraternita di Roma, ne condivise i principi statuatari e pur se in modeste proporzioni, divenne partecipe degli eventi storici che si andarono sviluppando attraverso i secoli, nello Stato della Chiesa, nel Regno d’Italia e nella successiva Repubblica.Di quel primo regolamento è giunta a noi una copia ricostruita nel 1863 per volontà del vescovo della nostra diocesi e ripresa da una copia dell’antico statuto, autenticata da S.E. il cardinale Patrizi in data 13 giugno 1861.

La serie delle processioni annuali viene portata avanti stancamente e scarnamente dai confratelli superstiti, dalle figlie di Maria che il più delle volte sono imparentate con i confratelli stessi e dai bambini della prima Comunione e Cresima. Comunque, tutta l’attività è finalizzata alle processioni che, come abbiamo detto, da anni si ripetono con lo stesso schema e lo stesso itinerario. Niente più bilanci, niente più questue, niente più affitti né proprietà e quindi niente più aiuti ai poveri, sia le doti alle zitelle, sia la copertura ai confratelli malati, restano solo  un lontano ricordo; sparite le voci entrate ed uscite, anche il materiale in dotazione per le processioni ormai vecchio e logoro, viene portato avanti in condizioni quasi indecorose. Lo Stendardo, ormai lacero e ripetutamente riaggiustato, viene rifatto completamente in copia perfetta all’originale, grazie all’aiuto economico di privati ed all’opera gratuita del pittore. Il Tronco, antico splendore delle processioni, viene lasciato marcire in un aiuola del nuovo cimitero ed il Tronchetto, che ora lo sostituisce viene portato sempre con molta fatica. Negli anni 1980, grazie ad una intuizione illuminata, i vecchi confratelli aprono le porte a nuove forze e nuove iniziative così che la confraternita effettua in breve tempo  un balzo prodigioso e il numero degli iscritti supera le 100 unità.

 

Solo Dio e gli artefici di questo salto sanno dove trovarono i soldi ma di fatto, in breve tempo,  si rifecero le vesti necessarie e si sostituirono le più malandate, si rifece il nuovo Tronchetto, si sotituì il Medaglione con l’insegna del Sodalizio, si rifecero tutte le Pacette e si rinnovarono tutte le cinghie di cuoio, insomma, si cominciò a respirare aria di nuovo e di pulito.

Non trovando traccia dei precedenti statuti o ritenendoli inadeguati o sorpassati, venne reputato utile stilarne uno nuovo, moderno ed appropriato e, come norma, venne proposto all’approvazione dell’ordinario diocesano.  Il suddetto statuto aggiorna e rinvigorisce quello precedente emanato nel 1400.

 

Fonte: Giacomo Rinaldi, La confraternita di Cerveteri

 
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