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Il Ninfeo

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Ben poco è rimasto della macchia mediterranea, ricca di scuri abeti, descritta dal poeta Virgilio nell'Eneide ( L. VIII 597 e segg.), che attorniava i colli che includono cavità ( tumuli, tombe) e sacra alla religione dei Padri.

Nella dettagliata descrizione, Virgilio colloca la selva vicino al fiume Caere ( Caeritis amnem), ricordando che i Pelasgi l'avevano consacrata a Silvano, Dio dei campi e delle greggi. La parte dove il fiume è attorniato dai colli ( tumuli) è quella compresa tra la vecchia Mola e le cascate del Vaccinello, oltre le mura della città che non vengono citate.

E' in questo tratto della vallata che Virgilio pone il campo di Tarconte, ed Enea vi riceve dalle mani di Venere lo scudo istoriato delle future glorie di Roma.

Anche se il tempo ha tolto ai tumuli la forma di piccoli colli e non vi sono più gli abeti della sacra selva, la bella vallata che ispirò il poeta conserva intatto tutto il suo fascino e il fiume scorre ancora tra i resti dei ponti etruschi esattamente dove 2000 anni fa fu ammirato da Virgilio. Nell'Eneide, il poeta vede una radice comune tra i protoetruschi Pelasgi e i vicini ( confinanti) Latini. Nobilita con la presenza dell'Eroe troiano la fondazione di Roma, ma dà ai romani la stessa sua origine, ovvero quella etrusca.

Ed è nel cuore dell'antica Caere, tra le tombe e soprattutto il culto dei Padri, che Virgilio, come un etrusco Augure, vaticina il futuro di Roma nelle epiche vicende di Enea. Un futuro che inizia a ridosso della zona mineraria, di cui restano le cave e i cumuli di scorie di ferro oltre le cascate del fiume. cave che i ceriti sfruttavano da tempo, forgiando col prezioso metallo quelle armi che daranno a Roma la supremazia militare nel mondo.

Luoghi di culto sono accertati ai margini della zona boschiva, come a valle Zuccara, o ai piedi di Monte Abatone.  Tali presenze possono indurci a pensare che la sacra  selva sia stata estesa anche alla valle della Maddalena, poiché presso la zona di bosco più vasta di Cerveteri ( macchia della Signora, ai limiti di Monte Abatoncino) sono stati recuperati materiali archeologici attibuibili a un'area sacra, tra cui un'antefissa dove artisti locali hanno plasmato una delle più belle immagini di donna ceretana, ora esposta al museo nazionale cerite a Cerveteri.

Sono molti gli elementi  citati da Virgilio che ci riportano alla fredda valle della Mola, solcata dal fiume Vaccino: " gelidum lucus prope Caeritis amnem"; le cui acque argentee rendono scure le ombre degli abeti che lo circondano e vi si rispecchiano: " nigra nemus abiete cingunt". Ma l'ispirazione di Virgilio potrebbe essere nata dall'osservazione di un elemento neppure citato nell'Eneide, il Ninfeo.

Due rivoli d'acqua sgorgano dalla parete rocciosa, alimentano la fonte, prima di incanalarsi in una galleria che sfocia alle Terme. Anche Dionigi (I, C.55) aveva accettato la leggenda che Giano facesse zampillare improvvisamente 2 fonti d'acqua per dissetare i compagni di Enea pervenuti con il loro duce nel Lazio.

Da studioso quale era, Virgilio doveva conoscere il pensiero comune, al quale fa riferimento anche Dionigi come altri storici, e la sua fervida fantasia potrebbe essersi esaltata incontrando l'unica fonte esistente sul territorio etrusco alimentata da 2 sorgenti. Si può immaginare quindi che proprio le Terme Ceretane, davanti al Ninfeo, possa aver preso corpo il progetto della sua grande opera.

 

Est ingens lucus prope Caeritis amnem,

religione patrum late sacer; undique colles

inclusere cavi et nigra nemus abiete cingunt.

Silvano fama est veteres sacrasse Pelasgos,

arvorum pecorisque deo, locumque diemque,

qui primi fines aliquando habuere Latinos.

 
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