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Storia Etrusca

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Indice
Storia Etrusca
Storia Etrusca Pag. 2
Storia Etrusca Pag. 3
Storia Etrusca Pag. 4
Storia Etrusca Pag. 5
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mappaSituata alla sommità di un colle tufaceo che culmina in un esteso
pianoro, vicinissima alla costa tirrenica dove ormai dilagano il
cemento e l'asfalto di moderne località balneari, l'importante meta
archeologica dista circa quarantacinque chilometri da Roma,
da cui è raggiungibile per mezzo della via Aurelia o dell'autostrada
per Civitavecchia.

L'abitato moderno occupa una parte molto esigua di quello che
fu il centro etrusco all'apice del suo splendore. Esso sorgeva, infatti,
su una superficie di circa 150 ettari compresa fra i fossi del
Manganello e della Mola e come Vulci, Vetulonia ed altre metropoli
coeve  aveva una popolazione di centomila abitanti.


Questa notevole dimensione demografica spiega chiaramente
l'immensità delle necropoli che la circondavano e che attualmente
si identificano nelle zone del Sorbo, di Monte Abatone, della Cava
della Pozzolana e della Banditaccia.


Circa le origini di Cerveteri vi sono opinioni alquanto discordi e
prive di inoppugnabili elementi storici probatori; per cui il problema
è probabilmente destinato a rimanere senza soluzione.
Dionisio di Alicarnasso elenca la città fra quelle - Pisa, Saturnia,
Alsio, eccetera - che sarebbero state tolte ai Siculi o Sicani
dai Pelasgi alleati con gli Aborigeni.


Se ciò fosse vero, Cerveteri affonderebbe le proprie radici nel
buio dei millenni, addirittura in epoca paleolitica, nella quale i Sicani
avrebbero vissuto, come traspare dal loro nome derivante dal
verbo latino « secare », evidentemente riferito alla lavorazione
della pietra, attività tipica di quei popoli preistorici.


I Siculi, secondo qualche autore, vennero poi cacciati, intorno
alla seconda metà del XIV sec. a.C., dai Pelasgi provenienti dalla
Macedonia o dalla Tessaglia che presero possesso della città abbandonata
unitamente agli Aborigeni, una popolazione del Reatino
abituata ad emigrare quando i centri in cui abitava crescevano
a dismisura creando serie difficoltà nell'andamento della vita comunitaria.
E furono i Pelasgi, si dice, a battezzare Cerveteri con un nome
che ricordava la forma tondeggiante della collina su cui si era
stanziata la collettività primitiva: Agylla.


Canta, Virgilio, nell'Eneide:
« ... Non lungi da qui, su antico sasso fondata, è la
città di Agilla ... ».
E Namaziano, in De reditu suo:
« ... Il pilota già accenna al territorio di Cere: col
passare del tempo lasciò il nome vetusto di
Agylla »

 Come racconta Erodoto, in contrapposizione alla tesi di chi li
considera autoctoni, dalla Lidia in cerca di una terra ospitale
giunsero quindi i Tirreni o Etruschi, stabilendosi sul suolo italico
molto tempo prima di quel VII sec. a.C. in cui l'Etruria espresse
le manifestazioni più alte della loro grandezza e della loro magnificenza.
I nuovi arrivati si imposero alla popolazione residente anche in
Agylla (che chiamarono Cisra, secondo quanto risulta da una
iscrizione trovata a Pyrgi), riuscendo a far salire sul trono della
città uno di loro, Mezenzio.


Questo singolare personaggio, le cui vicende, fino alla morte
per mano di Enea, sono descritte con accenti spesso stupendi
nell' Eneide virgiliana, si rese ben presto inviso alla sua gente a
causa del governo tirannico che aveva instaurato «( ...so che
l'odio de' miei mi circonda implacabile ... », esclamò prima che la
spada dell'eroe troiano gli trafiggesse la gola).

tavole dipinte

 
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