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Monetazione Etrusca

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Parlando di monetazione etrusca ci troviamo di fronte ad un’oggettiva situazione di difficoltà data dalla sporadicità dei ritrovamenti, dalla totale assenza di monete in diversi contesti e alla quasi assoluta mancanza di scavi in abitati. Questa situazione è ormai “vecchia anzi antica” essendo le classificazioni attualmente in uso dei primi anni del 900.
 Negli ultimi anni sono stati effettuati numerosi scavi e dati nuovi non sono stati pubblicati anche se conosciamo la difficoltà e la lentezza a restituire i dati degli scavi data la penuria di fondi a disposizione della ricerca archeologica. Molti altri materiali sono stati dispersi sul mercato clandestino dai professionisti del metal detector dati per sempre persi per la storia. Quindi la domanda principale da porci è il perché di questa relativa mancanza di monete nei luoghi dove vissero i migliori artigiani del metallo antico, ricchi peraltro. Ma se anche le assenze in archeologia possono venire interpretate, visto che l’ 80% dei dati in nostro possesso sul mondo degli Etruschi sono relativi a necropoli una prima azzardata conclusione si può trarre: gli Etruschi relegavano alla sfera dei vivi “il vil denaro” utilizzato principalmente per il pagamento delle truppe mercenarie, delle ierodule e per necessità contingenti legate alla trasportabilità della moneta stessa.
 Senza dimenticare la ritualità che permeava il popolo etrusco, evocata da una lettura attenta del liber linteus della Mummia di Zagabria: la vendita del grano, delle greggi, l’acquisto di certi beni seguiva pratiche e consuetudini antiche precedute e seguite dai necessari sacrifici e libagioni che nulla avevano a che vedere con un tondello di metallo pratico ma non rispettoso dell’etrusca disciplina. Mauro Cristofani chiarisce bene come ad una concezione modernista dell’uso del denaro con specificata vocazione economica sia preferibile una seconda più complessa che, come in Grecia, risponde ad una concezione etica, dal momento che fornisce alla comunità pesi e misure, fissate pubblicamente sottraendole così all’arbitrio, favorendo il ruolo fiscale dello Stato. E’l’emergere dello Stato anche in Italia; dapprima col sinecismo si era passati dal villaggio alla realtà urbana, poi la complessità dei rapporti commerciali ed internazionali portava alla dimensione di Stato, che trovava nella moneta nazionale l’orgoglio di pari dignità con i partner greci nei commerci e della necessaria considerazione da pretendere nelle tante “banche” presenti nei grandi santuari ellenici; famoso sono i thesauroi dei ceretani e degli spineti al santuario di Delfi nucleo pulsante dei traffici internazionali del tempo.
 La moneta era una dignità statale da palesare come una quotazione nella borsa attuale. Stato che deve da un lato riscuotere i tributi per poi provvedere alle spese correnti in primo luogo quelle militari .Data la ricchezza etrusca testimoniata da tombe come la Regolini Galassi di Cerveteri, la rarità con la quale si trovano monete è da imputarsi in primo luogo alla natura stessa del componente principale: il metallo che, lo sanno bene le grappe che ancoravano i blocchi del Colosseo, da sempre viene fusa e rifusa trasformando le campane in cannoni e viceversa. Altra immagine che vorrei porre per una riflessione comune è quella della situazione attuale dove il denaro contante è solo una piccola parte insignificante dell’intero ammontare delle transazioni fatte con altri mezzi; credo che anche allora al denaro contante fossero comunque e sempre affiancati come mezzo di pagamento il baratto, gli animali e l’uso di oggetti . Nel IV secolo a.C. arrivarono in Etruria nuove credenze religiose che davano una diversa visione dell’”Aldilà” nelle quali solo alcuni erano gli eletti destinati ad salvarsi grazie a lamine d’oro posizionate sotto la lingua con le parole d’ordine da recitarsi all’arrivo nell’Ade viaggio semplificabile grazie, anche, alle monete :nelle sepolture di questo periodo e le successive troviamo una moneta o nella bocca, o nella mano o spalla destinata a pagare a Caronte l’ultimo viaggio attraverso l’Acheronte. Ultima riflessione dal moderno se ancora oggi una parte fondamentale dei traffici viene effettuata in dollari anche allora, credo, la moneta di Atene abbia fatto la parte del leone meglio riconoscibile e quindi accettata dovunque e a tal fine tasaurizzata, esattamente come nell’Italia comunale dove si acquisiva il diritto di coniare moneta per poi usare gli Imperiali. Ma la moneta quando compare in Etruria? Erodoto un’altra volta ci viene in soccorso quando vogliamo affrontare un argomento così complesso come la storia della monetazione con particolare riferimento all’Etruria.
”Il padre della storia” racconto che fu in Lidia(I, 94), già ancora una volta la Lidia regione dalla quale si farebbero arrivare i Tirreni, che fu inventato il “magico tondello di metallo” dal nome moneta, per favorire elargizioni di privati a scopo cerimoniale o di tesaurizzazione di metallo prezioso. In realtà questa non è un’invenzione ma il risultato di un lungo processo evolutivo del mezzo di scambio metallico utilizzato con la condivisa attribuzione di un valore che solo uno stato poteva garantire e che per un certo periodo si garantiva da sola visto il peso ed il valore del materiale con la quale era realizzata. Gli albori dell’uso del metallo in chiave premonetale si possono trovare nei poemi omerici che in numerosi passi riferiscono su misure di valore adottate nelle più varie circostanze che ci restituiscono un quadro eterogeneo forse da collocare in tempi e luoghi diversi. Vi erano, almeno, due modi di tesaurizzare se ne adottati dall’Oriente : quello del metallo-utensile come quelli abbastanza comuni di asce e di metallo-peso relativo a semplici frammenti di manufatti o scorie. Questa realtà è testimoniata dai numerosi tesoretti rinvenuti in tutta l’Etruria dall’età del bronzo in poi; citandone uno tra i più significativi quello di Bologna del ripostiglio di San Francesco dove vennero trovati ben 14838 oggetti di bronzo e 3 di ferro meticolosamente riposti e catalogati con sigle e lettere alfabetiche etrusche, la datazione è fine VIII inizio VII secolo a.C. . Il metallo fu il materiale scelto per le transazioni commerciali, per le intrinseche qualità: la facilità di essere scambiato, trasportato, conservato e frazionato. Ma i metalli erano tanti e non si arrivò ad una condivisione infatti in oriente si privilegiò l’elettro, in Grecia l’argento e in Etruria il bronzo e nell’Egitto faraonico mai si usò nessun tipo di moneta.
Monetazione greca ed etrusca seguono un percorso parallelo ma frazionato e diviso in settori , che talora procedono paralleli e talora divergono, creando un quadro estremamente complesso. Nel mondo antico vari furono i sistemi ponderali utilizzati per forgiare le monete, in genere si adottarono quelli in uso nella regione dove avveniva il conio. Gli etruschi adottarono quello persiano o microasiatico, diffuso in Asia Minore, in Tracia, in Illiria, a Corcira, e in Magna Grecia a Reggio e Cuma ed in Sicilia. La situazione si complica perché a volte gli Etruschi sia per esigenze commerciali sia economiche utilizzarono sistemi misti dati dalla fusione con gli altri sistemi ponderali in primis quello euboico utilizzato ad Atene e Corinto, poi quello fenicio e quello eginetico
Quindi inizialmente possiamo parlare della moneta come mezzo di scambio di cui lo stato garantisce sia la lega sia il peso.

Gli studi più recenti tendono a spostare indietro la cronologia delle prime monete, specificamente per l’Etruria le più antiche attestazioni sono in ambito vulcente e di Populonia databili alla prima metà del V secolo a.C.. A Vulci sono state rinvenute alcune monete d’argento con legenda Thezi(Thezle) divisa in due frazioni, con impressa una gorgone in corsa o una sfinge. Quello di Populonia non recano iscrizioni e raffigurano una gorgone e leone serpentiforme . le varie frazioni, ci chiarisce Mauro Cristofani, utilizzano il peso della dramma calcidese (g.5,35) che corrisponde al nominale minore. Sempre ad ambito populoniese sono da riferirsi una serie di monete a piccolo modulo provenienti da un ripostiglio di Volterra, con frazioni di g. 0,80, 1,33 e 0,40-0,65 con una gorgone e cavallo con testa di gallo raffigurazione caratteristica delle monete di Marsiglia la Messalia focese. Quindi euboici e greci della Ionia a suggerire modelli agli etruschi anche nella monetazione, come già per l’alfabeto, per il sorriso plastico dei sarcofagi che solo erroneamente è attribuibile ad un etrusco, per la ceramica, per la moda, per le acconciature e per numerosi altri aspetti di vita quotidiana. Le altre città etrusche arrivano dopo a coniare e la costanza di raffigurazioni di divinità guerriere come Atena ed Heracle le mette in ovvia relazione col pagamento di truppe e mercenari nelle tante guerre che segnarono il declino dell’Etruria stessa da quelle Puniche alle altre contro Roma. Una curiosità è rappresentata dal ritrovamento di una trentina di monete d’oro con testa di leone, distinte per segni di valore corrispondenti a 50, 25 e 12,50 provenienti dalla Maremma settentrionale, di chiaro conio privato ma con valore chiaramente monetale, cosa non presente in altri contesti coevi dove si classifica l’emissione privata come medaglia; altra curiosità è rappresentata da alcune serie in bronzo dalla Val di Chiana raffiguranti davanti la testa di un negro e dietro un elefante, collegate ovviamente alla seconda Guerra Punica, provviste di un’iscrizione Peithesa “di Peithe” ricondotta al nome di un reclutatore di truppe:”al soldo di Peithe”. Discorso a parte quello dell’aes grave, ottenuto con la tecnica della fusione precedenti o contemporanee all’asse romano da mezza libbra, quello tarquiniese sembra il più antico del peso di gr 352 e gr 254 datato, per alcuni simboli presenti nella tomba Gilioli, alla fine del IV secolo a.C.
Un’altra curiosità a Como Prestino negli scavi 1981 si è trovata una dracma d'argento della zecca di Populonia, con raffigurato il volto della Gorgone e il segno di valore X (=10) sul diritto e il retro liscio databile al Periodo Golasecca III (V sec. a.C.) è questa l'unica moneta etrusca finora scoperta a Nord degli Appennini, qui giunta per la via che da Spina attraverso il Po proseguivano via terra fino all’area di Golasecca e poi fino al mondo celtico come il famoso cratere trovato a Vix in Francia del peso di ben 208,6 kg e dell’altezza di m 1,27 ci attesta. Un volume di traffici di prodotti e manufatti attestato dalle tombe principesche celtiche che scatenò “l’appetito celtico” con la fine dell’Etruria padana, ma questa è veramente un’altra storia……….
Fonte: Mario Calice





Bibliografia:
BABELON = E. Babelon, Traité des monnaies grecques et romaines I-II Paris 1900-1927
BMC = British Museum Catalogue of Greack Coins, 28 voll, London 1837-1927
CRISTOFANI = M.Cristofani Dizionario della Civiltà Etrusca 1985
GARRUCCI = R. Garrucci Le monete dell'Italia antica, Raccolta generale. Roma, 1885 (ristampa ISBN 9788827101100
GROSE = S. W. Groze Fitzwilliam Museum, Catalogue of Mc Clean Collection I-III Cambridge 1923-1929
SAMBON = A. Sambon, Les monnais antiques de l’Italie, Paris 1903

 
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