- reset +

Escursioni

L'associazione organizza

escursioni alternative

su richiesta per:

- CERVETERI

- TARQUINIA

- CIVITA CASTELLANA

Per informazioni:

info@irasenna.org

 

 

 

La Religione Etrusca

PDFStampaE-mail

Gli etruschi così diversi, da città a città, per le esperienze maturate col contatto con popoli stranieri, erano così uguali da farne un popolo, proprio per la religione, esattamente come gli Ebrei e di conseguenza con una casta sacerdotale dotata di poteri superiori dei magistrati cittadini, al Fanum Voltumnae dove sorgeva il santuario federale, ONU etrusca, confluivano annualmente sacerdoti, magistrati cittadini ed atleti per adempiere ai riti dovuti agli dei come popolo etrusco e non come cittadini di una delle città della dodecapoli.

Vi è una religione etrusca che poco conosciamo ed è quella che precede la grecizzazione del culto. Le urne biconiche villanoviane con un ansa spezzata ci rimandano ad altro orizzonte ad altri riti, ad altre divinità temute in piccole comunità di villaggio dove la saggezza dell’anziano e il culto degli antenati era parte integrante della devozione fatta di riti di passaggio e di iniziazione nonché di culto dei morti.

Una religione fatta di fumo, quello degli incensi bruciati nei riti e quello del defunto che saliva al cielo. Alcuni biconici sono antropomorfi a sottolineare come lì restasse una parte dell’individuo con una delle anime, la più umana. Una religione che rispettava e temeva la natura, fatta di divinità delle acque, del cielo e della terra. Alla base della religiosità etrusca, soprattutto nei tempi più antichi della civiltà, stava l'idea fondamentale che la natura dipendesse strettamente dalla divinità e che perciò ogni fenomeno naturale fosse espressione della volontà divina.

 

 Gli dei erano concepiti come esseri soprannaturali, misteriosi, vaghi, probabilmente anche mostruosi dal numero imprecisato come le loro fattezze ;il biconico di Pontecagnano ci restituisce un’idea di queste divinità mostruose .Gli etruschi potevano soltanto cercare di captarne le manifestazioni ed i desideri attraverso l'interpretazione di " segni", da ricercarsi con scrupolo maniacale in ogni aspetto della natura, i semplici fenomeni naturali non lo erano per gli etruschi, o cercare , innanzitutto interpretarne la volontà per poi cercare di carpirne i favori attraverso riti, sacrifici ed offerte votive.

 

 In effetti gli etruschi divennero dei veri esperti, famosi e rinomati anche presso i romani, nell'arte dell'interpretazione dei "segni" attraverso i quali si credeva manifestarsi la volontà divina, mentre l'aspetto ritualistico esteriore era talmente sviluppato e scrupolosamente osservato da colpire i contemporanei e gli antichi che definirono l'etrusco come un popolo"... che tra tutti gli altri si dedicò particolarmente alle pratiche religiose in quanto si distingueva nel saperle coltivare".(Tito Livio)

La disciplina etrusca consisteva esattamente in un prontuario minuzioso con tutte le risposte ai “segni celesti” e relativi riti da praticare al bisogno, una sorta di “smorfia napoletana” ad ogni fenomeno, un numero che per gli etruschi era un rito, tutto questo sfocia in una visione dell’etrusco come superstizioso confermato da una danzatrice della Tomba delle Leonesse di Tarquinia, dove in segno apotropaico si alza la mano nel famoso gesto delle “corna”.

 La disciplina fu rivelata a Tarconte, Fratello di Tirreno, mentre arava da Tagete, un fanciullo con i tratti da vecchio che di un anziano aveva tutta la saggezza e del bambino l’innocenza. Cielo, terra e mondo dei morti erano continuamente in contatto e quello che succedeva in uno di questi ci faceva capire un qualcosa degli altri; ad es. se in cielo scoccava un fulmine questo accadeva per darci un messaggio, cosa pensare di un’eclissi, di un arcobaleno…..

La sacra scrittura era composta da tre libri: i Libri Aruspicini, che trattavano dell'interpretazione ai fini divinatori delle viscere degli animali, i Libri Fulgurales, che contenevano la dottrina dei fulmini, i Libri Rituales, che riguardavano le norme di comportamento da seguire sia nella vita pubblica che in quella privata.

La disciplina era scritta sul liber linteus che ogni capofamiglia aveva, dove erano scritti i riti che in ogni giorno dell’anno si dovevano fare, Roncalli ne indica uno riposto sul mobile alla sinistra della tomba del capofamiglia della Tomba dei Rilievi di Cerveteri. Una parte di un solo liber è giunto a noi, la Mummia di Zagabria era infatti fasciata con uno di questi testi, in parte poco comprensibile facendo riferimento a riti sconosciuti.

Aruspici e Auguri , depositari della disciplina, erano i sacerdoti destinati ad interpretare questi segni o nella lettura del cielo o nelle viscere degli animali, in particolare nel fegato. Particolarmente affascinante appare l'osservazione delle viscere degli animali, cuore e fegato soprattutto, pratica che aveva precedenti anche nel mondo mesopotamico ma che tra gli etruschi ebbe un ruolo talmente spiccato da assurgere a caratteristica nazionale. Il famoso “fegato di Piacenza” è un modello fegato di ovino in bronzo dove erano scritti tutti i nomi degli dei, ognuno aveva un posto e la presenza di bollicine o altra impurità, dava messaggi all’aruspice..


I sacerdoti erano divisi in collegi ed indicati con nomi diversi a seconda del settore in cui erano esperti, si trattasse della interpretazione delle viscere (haruspex) o dei fulmini (fulgitur) meglio conosciuti come auguri.


Questa disciplina, come del resto anche l'ars fulguratoria, poggiava sul fondamento teorico della corrispondenza magica tra macrocosmo e microcosmo, cioè tra mondo celeste e mondo terrestre. I due mondi si corrispondevano nell'ambito di un preciso e preordinato sistema unitario e tutto ciò che accadeva nella volta celeste ( divisa in caselle che erano le dimore dei singoli dei) doveva avere necessariamente una ripercussione sulla zona corrispondente nel mondo umano. Un fegato poteva così venire interpretato osservando le sue irregolarità, imperfezioni o regolarità e quindi prendere in considerazione i messaggi della divinità che occupava la casella interessata. Oppure dobbiamo immaginarci gli Etruschi in ogni momento della loro vita che scrutano il cielo  stando attenti ad ogni piccolo fatto per capirne i messaggi.


Questa intima connessione tra mondo umano e mondo divino ebbe conseguenze molto importanti anche sul culto dei morti: come vedremo infatti la tipologia edilizia delle necropoli e la struttura stessa delle tombe rifletteva esattamente quella abitativa. Questo é per noi un grande vantaggio dal momento che le necropoli etrusche sono incomparabilmente meglio conservate rispetto ai siti urbani.

I defunti continuavano a vivere nell’Ade felici e sereni e in ogni momento ci davano messaggi. Nel cielo si verificava un fenomeno che un sacerdote interpretava come volontà di un defunto.

L’arrivo dei prodotti greci influenzò gli Etruschi. Sui vasi erano rappresentati miti che in un primo momento stupivano e poi vennero fatti propri e successivamente insegnati ai romani che ne recepirono la versione etrusca..

Nel corso del VII secolo a.c. iniziò un processo di assimilazione delle divinità etrusche all'Olimpo greco o addirittura di importazione di nuovi dei greci che venivano "etruschizzati" non siamo nemmeno certi della reale corrispondenza degli attributi e dei ruoli degli dei stessi. Tuttavia questo non attenuò la specificità della religione etrusca ed il senso di completo annullamento dell'uomo di fronte al volere divino ed anche le divinità naturali delle acque, delle paludi, dei boschi, delle nebbie continuarono ad essere rispettate e onorate..come i luoghi da sempre sacri.


Tinia divenne Zeus e Uni Era, Fufluns divenne Dioniso, Aita divenne Ades dio degli inferi, Turan divenne Afrodite.
Altri dei greci vennero accolti etruschizzando il nome come: Apollo che divenne Apulu, Artemide divenne Artumes, Atena divenne Mnerva
Possiamo tuttavia distinguere diversi momenti nell'esercizio di questo culto e la sua evoluzione si rifletterà anche nelle tipologie delle necropoli.

Partendo dalla fase Villanoviana è chiara la concezione dell’Aldilà, il corpo incinerato libera lo spirito che può salire nel mondo degli dei e solo una parte resta nell’urna biconica insieme ad una delle anime, il corredo è composto da pochi elementi.


Col VII secolo a.c. il culto degli antenati trova espressione nei tumuli principeschi dove si depongono i corpi in quella che sarà la loro casa per l’eternità con tutte le ricchezze necessarie e nei palazzi come quello di Murlo dove i famosi acroteri degli antenati, il cow boy di Murlo per il curioso copricapo, proteggono il presente.


Il culto dionisiaco è il più diffuso, i defunti sono sepolti con l’intero corredo per il banchetto e le tombe tarquiniesi ci restituiscono le immagini di etruschi felici che brindano agli dei fiduciosi della sopravvivenza nell’Ade, appunto l’idea è che morendo si arrivi direttamente al cospetto degli dei e con loro si deve brindare e libare con Dioniso, menadi e satiri.

Nel IV secolo a.C. in Etruria si diffuse la paura della morte e, sul modello dell’averno greco, una visione dell’Ade dove le anime "vivevano" un’esistenza grigia, fredda.
Nelle tombe etrusche comparvero demoni come Tuchulca, Charun e non resta traccia della trasudante vitalità delle tombe del periodo precedente, solo certezza della tragedia della morte.

Queste credenze arrivano in Etruria e le tombe, prima colorate e piene di esseri danzanti e felici, si trasformano e i defunti vengono dipinti tristi, smunti.
Semplici corredi accompagnano i defunti non vi è più la certezza di una sopravvivenza dell’anima. Ancora con la diffusione dell’Orfismo vediamo l’ennesimo cambiamento che porta solo ad alcuni iniziati la possibilità di salvazione, per questo venivano poste sulla lingua lamine d’oro con le formule da pronunciare al cospetto degli dei.


Ma vi è un nuovo orizzonte dello studio della religione etrusca e cioè di vedere come le tante affinità ad oggi notate con la religione egizia: innanzitutto la “falsa porta” presente in entrambi le tipologie tombali, le presenza del “mundus” pozzo che metteva in comunicazione il mondo dei vivi con quello dei morti elemento fondamentale per le libagioni per i defunti presente sia nelle mastabe che nelle tombe etrusche, di tombe riccamente dipinte, presenza di scarabei di faience, la tipologia delle vesti degli auguri, il lituo ed ancora la concezione di più anime nello stesso essere , non siano per nulla casuali…un domani si studieranno dei lucumoni un po’ più faraoni?

 

Dott. Calice Mario

 
Annunci
Banner Connect