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Escursioni

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Bufolareccia, opere idriche, Ponte Vivo

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La zona della Bufolareccia è compresa tra il tracciato della via antica che si dirige verso i Monti Ceriti, passando per Ponte Vivo, e la Via degli Inferi, che nel suo prosieguo, va a confluire allo stesso ponte.

Difficile è rintracciarvi il vecchio corso del nascente fosso del Manganello, che gli etruschi avevano imbrigliato con una tagliata, presso le mura di Caere, incanalando le acque in un sottopassaggio per l'attraversamento di Via degli Inferi, nel tratto che costeggia la cascata. E' raro trovare, in così poco spazio, opere idriche di questa portata, come avvalorato anche dalla bonifica delle zone depresse, tramite cunicoli di drenaggio, che convogliano le acque al Manganello.

Una volta caduto in disuso il sistema, le depressioni ritornarono acquitrini fangosi, creando l'habitat ideale per i bufali, dai quali prese il nome la zona.

La portata d'acqua di uno dei cunicoli era tale da permettere, nel tardo Medio Evo, di impostarvi un mulino, di cui si ritrovò la macina durante gli scavi Brizi. Gli stessi scavi portarono alla luce una quantità di tombe a camera, cos' piene d'acqua, da far supporre che sarebbe stato impossibile scavarle nel tufo prima della bonifica, che può dunque ritenersi una delle prime opere idriche etrusche esistenti.

Ben 2 porte della città si aprono verso la Bufolareccia, per l'uscita delle strade che convergono a Ponte Vivo.

Il ponte etrusco è stato ottenuto con lo scavo di una galleria, in cui sono state convogliate le acque del fosso del Marmo, con la chiusura dell'alveo.

La necropoli della Bufolareccia è una delle più vicine alla città antica. Soltanto lo spazio delle mura di cinta divide la città dalla necropoli. Quest'ultima, seppure saccheggiatissima, è lungi dall'essere completamente esplorata. Varie aree, con tombe profonde, non sono mai state prese in considerazione, proprio perchè allagate perennemente, neanche dai clandestini più attrezzati.

La fondazione Lerici intervenne in oltre 130 tombe, recuperando corredi notevoli, come quelli delle Tombe 170, 999, o la 92, in cui si rinvenne la statua del Giovane Etrusco, per citare i soli esposti al Museo Nazionale Cerite.

Nel corso delle ricerche venne sperimentata, per la prima volta a Cerveteri, l'applicazione dei sonaggi magnetici e si eseguirono dei fori, con una sonda particolare. Un foro, praticato con questo mezzo, individuò un cunicolo ad oltre 8 metri di profondità, dove si poteva ascoltare, sul fondo, lo scorrere dell'acqua, che drenava copiosa.

 

Fonte: B.Zapicchi, Cerveteri

  

 

 
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